Addio roaming, nelle piccole cose la concretezza dell'Europa quotidiana

Rassegna stampa ANG
UTILITÀ

Editoriale di Giacomo D'Arrigo sull'abolizione del roaming etrata in vigore la scorsa settimana.

Scendere dall'aereo e riaccendere subito il cellulare. Arriva un messaggio: è la compagnia telefonica che ti dice di attivare il roaming per essere connesso nel Paese in cui sei arrivato (o sei senza contatti, fuori dal mondo da cui sei decollato).


A me è capitato martedì scorso, il 12 giugno: a Strasburgo per lavoro con riunioni e iniziative legate ai 30 anni di "Erasmus" e attività per "Erasmus+". Un gesto automatico come tutte le altre volte, poi ho pensato: "questa è l'ultima volta. L'ultima volta del roaming". Dal 15 di giugno infatti in tutta Europa non si paga più quel sovrapprezzo su sms, chiamate e traffico dati che affligge da sempre le tasche di chi viaggia. Dal 15 giugno infatti il roaming non c'è più: chiamate, sms e dati costeranno all'estero come a casa in tutta l'Unione Europea. Una battaglia che arriva a compimento dopo anni di ritardi, su spinta della Commissione Europea ed Europarlamento (durante il semestre italiano di presidenza)
Poca cosa, potrà pensare qualcuno. Forse, ma importante. Certamente è un altro passo che definisce e fa sentire l'Europa come casa. Uno di quelli che stanno nel quotidiano di tutti e che impatta su scala totale coinvolgendo tutti i cittadini dei 27 Stati. Come è stato l'avere tutti la stessa moneta, come sono stati i vantaggi delle liberalizzazioni su scala continentale (es: i voli low coast), come lo sono i programmi europei di mobilità come Erasmus ed Erasmus+: tre esempi che si possono declinare nelle parole facile, per tutti, concreti e che generano integrazione e connessione dal basso.

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