Le storie dei giovani Volontari Europei

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copia di giovani volontari europei durante la prima giornata di workshop photo argentyca InternaSono giovani, con tante storie da raccontare, provenienti da tutta Italia e fanno parte dei 600 volontari europei partiti meno di un anno fa dal Belpaese.

Messina e l’area dello Stretto accolgono, fino a domani, 60 giovani volontari europei dai 17 ai 30 anni appena rientrati dalla loro esperienza all’estero. L’occasione è l’EVS Annual Event 2015, in programma fino a domani a Messina, seconda edizione dell’evento con cui l’Agenzia Nazionale per i Giovani (ente attuatore in Italia del Capitolo Gioventù di "Erasmus+" per la programmazione 2014/2020) chiama a raccolta i ragazzi appena rientrati dal Servizio Volontario Europeo, progetto di mobilità inserito nel programma europeo ERASMUS+: Gioventù in Azione.

Lo SVE dal 1998 permette ai giovani residenti in un paese dell’Unione Europea di vivere un’esperienza di volontariato all’estero a beneficio di una comunità locale, apprendendo nuove abilità, nuove lingue e scoprendo altre culture. Ad oggi è il nord d’Italia a detenere il maggior numero di invii di volontari e di organizzazioni accreditate SVE. Ma il trend in crescita dei giovani partiti (passati dai 7600 del periodo compreso tra il 1998 e il 2011, a più di 55000 fino ad oggi) coinvolge anche le regioni meridionali. In media ogni anno sono 600 i volontari italiani in partenza, soprattutto verso mete come Germania, Spagna, Francia, Polonia, Portogallo, Turchia. E il Belpaese non si limita solo a inviare i propri giovani oltralpe, ma accoglie annualmente circa 650 volontari, provenienti per lo più da Turchia, Francia, Spagna, Austria. Per partecipare non sono richieste qualifiche, conoscenze linguistiche né un livello di istruzione specifico: le competenze si acquisiscono in corso d’opera, come è stato precisato al PalaCultura di Messina, all'iniziativa “Cambia vita, apri la mente con il Servizio Volontario Europeo! Volontari del Servizio Volontario Europeo e rappresentanti delle Istituzioni a confronto, per scoprire insieme il valore dello SVE", dibattito pubblico moderato da Eleonora Voltolina, direttrice della Repubblica degli Stagisti.

E' stata l’occasione per presentare le storie di chi lo SVE l’ha vissuto. Eccone alcune.

Chiara, 24 anni, fisioterapista di Brescia, è stata volontaria in una scuola superiore nel nord del Portogallo, nel distretto di Aveiro, e ha insegnato Italiano a una comunità di pensionati: “Ho lavorato per 10 mesi con studenti con disabilità mentale e pensionati. Per me, abituata a confrontami con disabilità fisiche, per lo più con sportivi alle prese con problemi alle ginocchia o alle articolazioni, è stato un po’ un ‘salto’ nel vuoto, ma dalle conseguenze assolutamente positive. La relazione con tutti loro, e ancor di più con gli studenti, è stata molto ricca sotto il profilo emotivo. Non mi dimenticherò mai la tenerezza di Diogo, 15 anni, che diceva a tutti di essersi innamorato di me. Inoltre, ho potuto applicare anche le conoscenze caratteristiche del mio settore, con progetti che dal teatro e dalla cucina salutare, hanno spaziato fino allo yoga e allo sport. Ma alla fine sono le relazioni umane quelle che segnano di più, travolgenti in senso positivo. Sarebbe bello poterlo rifare”.

Lorenzo, 24 anni, laureato in Scienze Politiche e con un master sui diritti umani, da Forlì è partito in direzione Palencia, una cittadina spagnola sede del progetto con disabili mentali adulti, dai 16 ai 52 anni, a cui ha preso parte: “Ho fatto volontariato con 7 persone. Nessuno parlava, nessuno camminava, nessuno capiva. Sono stato lì 6 mesi ed è stata un’esperienza molto forte. Ma un legame con loro alla fine è nato,  alimentato da sorrisi e tante passeggiate. Un legame difficile da definire a parole, che non dimenticherò tanto facilmente, come il ragazzo che all’inizio mi allontanava e reagiva in modo aggressivo poi ha instaurato con me un rapporto affettuoso e speciale”.

Alice, 25 anni, di Latisana, in provincia di Udine, è volata fino in India, a Pondicherry, per approfondire i suoi interessi per la cultura indiana e i temi sociali. “Ho fatto volontariato per 12 mesi in un orfanotrofio che ospita 120 bambini e adulti fisicamente e mentalmente disabili. La più piccola ospite aveva 3 anni, il più grande 40. Mi sono occupata soprattutto di ragazzi tra i 10 e i 17 anni, per relazionarmi con loro ho studiato la lingua indi. Non è stata la mia prima esperienza di volontariato ma in India è tutto più affascinante e complicato, perché è un Paese che i problemi te li sbatte in faccia. Avevo questa frase appena al muro: ‘Mandela sa cadere e rialzarsi’. Il mio ultimo giorno lì una ragazza mi ha detto che sono arrivata come volontaria e sono andata via come sorella”.

Francesco, 22 anni, di Antillo, piccolo Comune in provincia di Messina, prima della sua esperienza come giovane volontario europeo aveva alle spalle una carriera universitaria interrotta per motivi economici e vari lavori come cameriere e imbianchino-decoratore tra casa e dintorni lontani come gli Stati Uniti d’America. Poi ha scoperto lo SVE e ha scelto di volare in Romania: “Sono stato a Râmnicu Sărat, ho lavorato con i bambini con i metodi di educazione non formale caratteristici del Servizio Volontario Europeo, ho insegnato un po' di italiano e sono rimasto molto colpito dal livello di istruzione garantito ai bimbi rumeni da maestre eccellenti. Ho finito questa esperienza a giugno, ad agosto sono ritornato sul posto con un'associazione di Torino e i bambini mi hanno riconosciuto. Segno che qualcosa ho lasciato. Ho deciso di continuare a impegnarmi in questo settore, voglio diventare formatore nel volontariato. Tra una settimana ad Antillo, il mio paese, inauguriamo una filiale dell’associazione rumena ‘Atcesr Italy’, in cui, tra le altre cose, parleremo ai ragazzi delle varie opportunità offerte dai programmi di mobilità europei, incluse quelle legate al programma Erasmus+. Per me lo SVE è stato un'esperienza che mi ha cambiato la vita".

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