Il Consiglio dell’UE al lavoro su Istruzione, Gioventù, Cultura e Sport

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Il dialogo con i giovani e la futura cooperazione europea nel campo della gioventù sono stati al centro dei lavori del Consiglio dell’UE del 22 e 23 maggio scorso. Vediamo quali sono stati i principali temi trattati e quali i risultati della riunione in materia di Gioventù.

Il Dialogo Strutturato dopo il 2018

Il Consiglio ha affrontato il tema del dialogo e adottato una risoluzione sullo sviluppo futuro del Dialogo Strutturato con i giovani, dove sono delineate le principali priorità per il prossimo ciclo di dialoghi. Il tema del prossimo ciclo sarà incentrato su “Gioventù in Europa: cosa c'è dopo?”, con l’obiettivo di riflettere sul futuro dopo il 2018 e sugli strumenti politici chiave che stanno per concludersi. Il prossimo ciclo di cooperazione europea dovrà quindi essere strettamente collegato ad altri strumenti di politiche per i giovani.

La risoluzione prevede anche una revisione del metodo per migliorare il dialogo e renderlo più efficace; particolare attenzione è stata data anche alle modalità necessarie a sviluppare un dialogo costruttivo, alla cooperazione con giovani provenienti da differenti contesti, con ricercatori e policy-maker, con portatori di interesse di settori connessi alle politiche per i giovani.

I Ministri responsabili hanno tenuto un dibattito politico sul tema “Costruire il futuro dell'Europa - ascoltare e sostenere i giovani” ed hanno avuto un incontro informale con i rappresentanti dei giovani, svoltosi poco prima della riunione ufficiale del Consiglio.

È stata sottolineata l'importanza del Dialogo Strutturato, quale strumento prezioso per i responsabili politici per essere informati sulla situazione reale dei giovani e per ascoltare le loro opinioni sulle politiche giovanili.

I rappresentanti dei giovani hanno dichiarato che i principali problemi sono la mancanza di un'istruzione di elevata qualità per tutti, la mancata corrispondenza delle competenze, le limitate opportunità di formazione, i tirocini non pagati, la mancanza di partecipazione significativa, nonché le sfide proposte da digitalizzazione, globalizzazione e cambiamento climatico.

La Cooperazione europea nel settore della gioventù dopo il 2018

Il Consiglio ha anche adottato alcune conclusioni sulle prospettive strategiche della cooperazione europea in materia di gioventù dopo il 2018, che sottolineano la necessità che la futura strategia sia intersettoriale, flessibile, pronta a fornire risposte, trasparente e che tenga conto della situazione politica, sociale, culturale ed economica in rapida evoluzione in Europa.

Le conclusioni sottolineano che la futura cooperazione europea nel settore della gioventù dovrebbe concentrarsi sulla promozione e sulla salvaguardia dei valori dell'Unione europea, del senso di identità europea e della fiducia dei giovani nei confronti del progetto europeo. I giovani devono quindi essere incoraggiati a sviluppare le loro competenze e la loro partecipazione politica, l'impegno civico, le attività di volontariato e la mobilità per l’apprendimento.

Le life skills per lo sviluppo dei giovani

Il Consiglio ha adottato le conclusioni sul ruolo dell’animazione socio-educativa nel sostegno allo sviluppo delle life skills essenziali alla transizione dei giovani verso l'età adulta, alla cittadinanza attiva e alla vita lavorativa. L’animazione socio-educativa è importante per i giovani perché agevola e promuove l'apprendimento non formale, consente loro di sviluppare le competenze personali e rafforzare il capitale umano e sociale. Significa anche aiutare i giovani più a rischio e con minori opportunità a costruire il proprio futuro attraverso un'occupazione di qualità, l'integrazione sociale e la cittadinanza attiva.

Le conclusioni evidenziano inoltre che è importante andare oltre le necessità immediate del mercato del lavoro e concentrarsi su quegli aspetti dell'istruzione e della formazione che possono incoraggiare l'innovazione, l'imprenditorialità, la creatività, la cittadinanza attiva e promuovere talenti.

I sistemi di istruzione e formazione, le qualifiche e l’apprendimento permanente Questi i temi principali affrontati dal Consiglio dell’UE in materia di educazione formale.

Il Consiglio ha adottato una raccomandazione sul quadro europeo delle qualifiche (EQF) per l'apprendimento permanente, con l’obiettivo di migliorare la trasparenza, la comparabilità e la portabilità delle qualifiche in tutta Europa, creando un quadro comune di riferimento per i sistemi nazionali di qualificazione.

La raccomandazione tiene conto delle differenze tra i sistemi nazionali di qualificazione; mette in evidenza che le qualificazioni devono prima essere riconosciute all'interno dei quadri o sistemi nazionali, poi messe in relazione con l'EQF; invita gli Stati membri ad adottare misure per garantire che tutti i futuri documenti di qualificazione rilasciati dalle autorità competenti (certificati, diplomi, ecc.) contengano un chiaro riferimento al livello appropriato dell'EQF.

La Commissione ha ricordato che l'EQF è una storia di successo, che 24 Stati membri l'hanno già adottato e che, insieme ad Europass, è uno strumento decisivo per l'attuazione dell'Agenda per le nuove competenze per l'Europa. Il Consiglio ha preso atto dei progressi compiuti su Europass, che intende contribuire ad aumentare la mobilità in Europa fornendo un quadro che migliorerà l'accesso all’informazione sulle competenze e le qualifiche ai fini dell’istruzione e dell’occupazione.

La raccomandazione punta anche alla modernizzazione dei sistemi di istruzione e formazione e ad aumentare l'occupabilità, la mobilità e l'integrazione sociale dei lavoratori e degli studenti. I Ministri si sono scambiati opinioni su come migliorare e modernizzare i sistemi di istruzione dell'UE in modo da offrire un'educazione di altissima qualità ed essere più aperti alle esigenze degli studenti.

Uno dei relatori ospiti, il professor John Portelli dell'Università di Toronto, con una vasta esperienza accademica nella filosofia dell'insegnamento e della leadership educativa, ha aperto il dibattito presentando alcuni argomenti e spunti di riflessione, tra cui:

  • gli studenti non vogliono abbandonare la scuola, sono spinti fuori dal sistema!
  • nel campo dell’istruzione, un’unica dimensione non si adatta a tutti.
  • equità e uguaglianza non sono la stessa cosa.
  • sono necessarie valutazioni alternative.
  • importanza di creare un dialogo bidirezionale su temi sensibili.
  • necessità di leadership inclusive e cooperative.
  • importanza di tenere conto delle esperienze di vita degli studenti (curriculum di vita).
  • muoversi da una “mentalità del deficit” verso una mentalità delle opportunità.

Tre giovani studenti maltesi hanno presentato ai Ministri le loro opinioni sulla scuola e sull'educazione, raccomandando:

  • più lavoro di gruppo e musica, attività sportive e culturali, meno focalizzazione sui voti/giudizi e sugli esami.
  • gli studenti devono essere rispettati e le loro esperienze personali devono essere tenute in considerazione.
  • rispetto e maggiore remunerazione per gli insegnanti.
  • sensibilizzazione sull'inquinamento e il cambiamento climatico.
  • programmi scolastici meno pesanti per consentire più contatti umani.
  • importanza delle attività di volontariato.

I Ministri hanno sottolineato che la politica dell'istruzione svolge un ruolo fondamentale nella promozione dell'integrazione e nel rispetto della diversità nell'Unione europea, e che un'istruzione di elevata qualità ed inclusiva dovrebbe essere vista in una prospettiva di vita che copre tutti gli aspetti dell'educazione.
In particolare, i Ministri hanno concordato su:

  • l'importanza di promuovere i valori europei, che sono diventati ancora più cruciali con l'aumento del populismo e dell'estremismo.
  • la necessità di coinvolgere genitori, insegnanti, organizzazioni culturali e sportive, associazioni locali in tutti i livelli del processo educativo.
  • l'insegnamento dovrebbe essere fatto su misura, rafforzando le competenze personali e sociali degli studenti.
  • le valutazioni dovrebbero anche tenere conto delle competenze non cognitive, quali la cittadinanza attiva e le “competenze di vita”.

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