Palermo Capitale dei Giovani ospita la Tool Fair in lingua Italiana

Opportunità
UTILITÀ

Anche quest'anno si rinnova l'appuntamento con la Toolfair in lingua italiana che si svolgerà a Palermo dal 3 al 6 ottobre.

Palermo è stata eletta la Capitale Italiana dei Giovani 2017, il titolo che viene assegnato annualmente a una città italiana che ha così la possibilità di promuovere e attivare idee e progetti innovativi, per cercare di dare e/o valorizzare un ruolo più attivo dei suoi giovani nella società civile. In questa cornice abbiamo scelto di inserire la Toolfair in lingua italiana 2017, per dare un’opportunità ulteriore di visibilità dell'apporto creativo e progettuale dei giovani alla città e, almeno potenzialmente, a tutta la comunità degli youth worker del Paese.
Tra gli obiettivi di sempre della Toolfair in lingua italiana c’è quello di innescare la circolazione di idee, approcci strumenti, narrazioni possibili in contesti in cui la narrazione non ha più spazi e tempi per essere costruita e condivisa; fornire la possibilità di scambio su approcci, metodi e strumenti educativi già sperimentati o da proporre per la prima volta nella la comunità degli youth worker. La Toolfair in lingua italiana vuole essere un luogo di reciprocità tra pari, che prende in prestito dalla fiera propriamente intesa il suo caos creativo dato dalla compresenza di più persone che, nella fiera cercano di dare visibilità a quanto di meglio hanno da offrire. Nel caso della Toolfair in lingua ita-liana, oltre che a strumenti e approcci, si trasmettono anche valori positivi, il rispetto e la valorizza-zione dell’altro per citarne uno, concetti quali quello di inclusione, nel senso esteso del termine di te-nere insieme, contenere e non escludere. Questo è, infatti, ciò che si vuole favorire nella “tre- giorni” di laboratori partecipati, quando viene testato un nuovo tool da parte di uno youth worker all’interno di un gruppo. I partecipanti ai laboratori proposti sono invitati a una restituzione: una reazione emo-tiva, una comprensione di senso, forme di trasferimento del tool presentato a futuri utilizzi possibili. Viene, così, a crearsi un contesto cooperativo/inclusivo della progettualità e della creatività non sol-tanto di chi presenta ma anche dell’intero gruppo che, quando lo strumento è efficace, facilita la co-progettazione e non si appiattisce su dinamiche competitive. Uno degli ospiti della precedente edizione, il Prof Alessio Surian dell’Università di Padova, vede nel lavoro sugli “strumenti”, un’associazione con la dimensione del “bricoleur”, come arte del sele-zionare e ricombinare al fine di allargare gli spazi e la comprensione della nostra dimensione convi-viale e riconosce l’importanza della libertà di trasformare ciò che (si) ha(nno) attorno, dando forma a oggetti e territori in relazione con i propri sentimenti, servendosene con gli altri e per gli altri. Ci dilunghiamo su questi aspetti perché esiste oggi più che mai, in un’epoca fortemente omologata e omologante, la necessità di ritrovare strumenti educativi capaci di suscitare pensiero critico e di alle-nare alla riflessione autonoma. Nella precedente edizione si è cominciato a ragionare insieme sulla necessità di “auto-riflessività” degli youth worker, di una sempre maggiore consapevolezza sugli strumenti del proprio mestiere e del proprio ruolo; in un laboratorio della sessione 2016 è stato introdotto il concetto di inner readiness che, per come la interpretiamo noi, è la capacità di saper leggere, riflettere nei e sui contesti in cui si opera, al fine di fornire le risorse più utili ad affrontarli ed agirvi in maniera efficace.
Tra i tool da proporre in questa nuova edizione, ci piacerebbe pertanto esplorare approcci e strumenti che facilitino il processo di riflessione e le pratiche dello youth worker, che guidino verso azioni sempre più efficaci. Il tema che probabilmente ci sta più a cuore affrontare e approfondire è quello del “cambiamento possibile”, un abito mentale da supportare, per arginare quella che sembra essere l'unica via d'uscita possibile, quella che vede nella “fuga di cervelli” la sola risposta al bisogno di progettualità dei giovani. Tra gli obiettivi principali della TF così c’è quello di sperimentare approcci e strumenti che facilitino l’acquisizione, il rafforzamento di competenze e che forniscano “marce in più” per interagire meglio in contesti di vita in continuo divenire e in grado di accogliere il “nuovo” e i nuovi soggetti che si affacciano nelle vite di tutti i giorni (il pensiero ai Migranti è scontato). Competenze quali “apprendere ad apprendere” o la capacità di gestire l’”ambiguità e il cambiamento” diventano così centrali nell’apprendimento, funzionali non solo al “fare” ma all’”essere, anche quotidiano.” La Toolfair non è un corso di formazione ma al suo interno possono essere individuati degli spazi, dei luoghi dove affrontare direttamente o indirettamente questi aspetti rilevanti per la crescita individuale e professionali degli youth worker.
Per la prima volta vorremmo aprire la Toolfair in lingua italiana alla presentazione di tool che utiliz-zano le nuove tecnologie come strumenti di apprendimento critico. La Toolfair può essere in questo modo anche un’opportunità per riflettere sulle modalità con le quali viviamo le relazioni con le tec-nologie. Ci piacerebbe far emergere quell’attività del faidaté per farla dialogare col mondo dello youth work. Pensiamo agli interessi tipici dei maker verso realizzazioni elettroniche come la stampa 3d, ad esem-pio all’autoproduzione di libri, fumetti e provare a metterli in relazione con la comunità degli youth worker. Ci piacerebbe attingere nel nuovo ma al contempo recuperare, far emergere approcci e strumenti che nei trenta anni di Programmi europei per i giovani si sono prodotti e che per mancanza di risorse e tempo non sono state valorizzate. Il formato e l’approccio saranno, come sempre, di coinvolgimento e partecipazione, di scambio tra pari, tra giovani (e non) con esperienze e competenze diverse. Come sempre l’evento sarà un luogo di presentazione e sperimentazione di strumenti educativi utilizzati nei diversi settori e soggetti a es-sere adattati in contesti diversi per le loro caratteristiche appunto di adattabilità e trasferibilità.
La lingua utilizzata sarà quella italiana perché vogliamo raggiungere operatori giovanili anche esperti ma che ancora non hanno raggiunto il livello internazionale o lo hanno raggiunto da poco e, allo stes-so tempo, vogliamo aprire sempre più l’evento al contesto europeo, aprendo la partecipazione a colo-ro che sono in grado di comunicare in lingua italiana.
30-35 partecipanti tra educatori, animatori giovanili e formatori che hanno sviluppato uno strumento pedagogico (per es. gioco di simulazione, studio di un caso, ecc) con focus su: apprendimento interculturale in generale e su approcci nuovi o da adattare per raggiun-gere giovani a rischio di emarginazione, inclusi i giovani con un background da migrante o rifugiato. Residenti in Italia o che provengano da uno dei Paesi Programma e dai Paesi Partner confinanti con la UE.
Per partecipare è necessario partecipare alla Call presente sul sito SALTO, entro il 20 Agosto Per informazioni puoi far riferimento a
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Phone: +39.063759.1239

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