Una generazione in panchina

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E' stato pubblicato il sesto quaderno del Rapporto Giovani (Istituto Toniolo) in formato ebook gratuito con il focus sui neet

Quello dei NEET è un problema che l’Italia sente molto e che è l’origine del grande investimento europeo sul Programma Garanzia Giovani (www.garanziagiovani.gov.it). I NEET sono una categoria di persone tra i 15 e i 29 anni che, indipendentemente dal livello di istruzione, si collocano al di fuori sia dell’occupazione sia dall’istruzione e presentano pertanto un rischio più elevato di esclusione sociale e dal mercato del lavoro.
Purtroppo l’Italia è il Paese con il maggior numero di NEET (2,5 milioni, con il più alto costo sociale della UE) di cui il 20% di NEET è nella fascia di età tra i 15 ed i 24 anni.
Lo studio contenuto nel Quaderno n° 6 del Rapporto Giovani (vedi: http://www.rapportogiovani.it/neet-un-fenomerno-emergente-inasprito-dalla-crisi-le-donne-le-piu-penalizzate/) afferma che quello dei NEET non è un gruppo omogeneo, ma sono invece molte le categorie di giovani racchiuse in questa etichetta. Vi sono infatti i giovani disoccupati di breve e di lunga durata, quelli che rientreranno presto nel mondo del lavoro e i lavoratori scoraggiati, chi rinuncia al lavoro ed alla formazione per motivi familiari, malattia, disabilità e poi gli “inattivi”.
Classificare i giovani con una doppia negazione “quelli che non studiano e non lavorano”, non è una modalità particolarmente motivante e questo va tenuto presente in quanto il “calo del desiderio e delle motivazioni” è proprio una dimensione connotante questo insieme di persone. In Italia oltre il 20% dei Neet ha ancora desiderio di lavorare e si trova nella categoria dei disoccupati (960.000), mentre 688.000 sono le forze lavoro potenziali e 566.000 sono indisponibili o non cercano lavoro (Istat, 2016).
I Neet italiani – secondo Alessandro Rosina, coordinatore di Rapporto Giovani – sono meno soddisfatti della loro vita rispetto ai loro coetanei, hanno prospettive di autonomia familiare più basse, minor desiderio di imparare e di realizzare in sogno rispetto agli altri giovani. La probabilità di essere NEET è influenzata da un mix di fattori a livello individuale e familiare:
1) coloro che segnalano un qualche tipo di disabilita hanno il 40% di possibilità in più di diventare NEET rispetto agli altri;
2) per le giovani donne esiste il 60% in più di probabilità di essere NEET, per via di un più difficile ritorno nel mondo del lavoro dopo la gravidanza;
3) i giovani con un background di immigrazione hanno il 70% di possibilità in più di diventare NEET rispetto ai coetanei autoctoni;
4) i giovani con un basso livello di istruzione hanno possibilità tre volte superiori di diventare NEET rispetto a quelli con istruzione terziaria;
5) vivere in zone remote aumenta la probabilità di diventare NEET fino a 1,5 volte;
6) i giovani con un reddito familiare basso hanno più possibilità di diventare NEET rispetto a quelli con un reddito familiare medio.
7) avere genitori che sono stati disoccupati aumenta la probabilità di diventare NEET del 17%;
8) avere genitori con un basso livello di istruzione raddoppia la probabilità di diventare NEET;
9) i giovani i cui genitori hanno divorziato hanno il 30% di probabilità in più di diventare NEET.

Uscire dalla condizione di NEET è più difficile se maggiore è la permanenza in questa situazione. “Per ridurre il numero di Neet – aggiunge Rosina – bisogna agire sia sullo stock, ovvero su chi si trova già da tempo in tale condizione e fatica ad uscirne, sia sul flusso, ovvero su chi sta finendo gli studi e si appresta ad entrare nel mercato del lavoro. Va inoltre stimolata e rafforzata la capacità di intraprendenza e di imprenditorialità dei giovani”. I programmi europei promossi da ANG, vanno dunque in questa direzione.

Prof. Giovanni Campagnoli 

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